EducazioneNews numero 2 è reperibile qui. “Prima mi è accaduto di recuperare le domande – ha detto Javier Prades all'USI lo scorso 18 novembre – poi mi sono accorto di averle perse per strada. E’ il dramma di una tradizione cristiana che perde l’umano strada facendo. Noi eravamo in una buona scuola cattolica; ho apprezzato molto la mia scuola ma di fatto per me si è confermata l’idea borghese secondo la quale tutta una generazione di ragazzi va scuola per diventare uomini di profitto nel futuro (e non sono certo contrario a queste cose) ma al prezzo
di cancellare o di sottacere le domande che sono la strada alla felicità. Per noi la scuola e l’università erano i luoghi dove avremmo acquisito le capacità per diventare ciò che volevamo; e ci siamo anche riusciti.
L’impostazione della nostra educazione in famiglia e a scuola era: ‘per essere un uomo per bene hai tutti gli strumenti in mano, se sei serio avrai nella società la posizione che desideri’. In quel processo si perdeva la nostra umanità, cioè la vicinanza di qualcuno che ti ponesse la domanda del vangelo: ‘ma a cosa ti serve guadagnare tutto se perdi te stesso?’. Io questa domanda non l’ho mai sentita esistenzialmente come provocatoria fino a molto tempo dopo, e da quel momento è cambiata la mia vita. Sono grato delle competenze che ho ricevuto, ma se l’educazione non sente come compito urgentissimo quello di ridestare ed educare le domande dell’uomo non può raggiungere lo scopo”.


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