Image by courtesy of sottosuolo.itPubblichiamo l'editoriale di questo nuovo numero - l'edizione online del numero 2 del 2009 è reperibile sul sito del Centro Culturale di Lugano - e la versione integrale del testo di Laurent Lafforgue, matematico di livello internazionale, si si sta imoengando per far "rivivere la scuola repubblicana laica" in Francia.
Editoriale
Per dare voce all'esperienza
Una delle critiche, anche costruttive, mosse all'Appello per l'educazione è di essere generico, di non indicare cure e neppure diagnosi per un male che è pur da tutti riconosciuto essere grave se non gravissimo. Anche Orazio Martinetti l'ha scritto sull'ultimo numero di Scuola Ticinese.
Tuttavia ci preme sottolineare che né l'intenzione né il giudizio che sostanziano l'Appello sono generici. Al contrario, crediamo di avere incontrato tanto favore di pubblico – ci sono più di 600 nomi e cognomi in calce al testo –, proprio perché abbiamo posto l'attenzione sul punto originario, non programmabile ma insostituibile del fatto educativo: la libertà umana. Una libertà che è fatta di ragione e di affezione.
Solo una volta che si sia riconosciuto in questi termini il volto dell'uomo, si potrà anche tenere intelligentemente conto di tutti i condizionamenti possibili e immaginabili, delle reti e non reti, delle famiglie disfatte e degli insegnanti stressati, ma niente di tutto questo metterà in discussione il fatto veramente interessante, e cioè che un essere umano che si affaccia alla vita ha bisogno di un altro che ve lo introduca. Ha cioè bisogno di un rapporto, di essere introdotto in quel particolare spazio che un tu rappresenta per l'io, vuole essere accolto nell'esperienza che un altro ha già fatto del mondo e di sé, ha bisogno del dono gratuito della ricchezza accumulata nella memoria di chi l'ha preceduto, non per poter riuscire, ma semplicemente per poter vivere, per potersi accorgere di esistere.
Come hanno scritto moltissimi dei firmatari dell'Appello, l'unico reale impedimento a questo è la solitudine. Un protocollo si può applicare in perfetto isolamento, un programma lo si può realizzare senza guardare in faccia nessuno, una costruzione può venire su quasi da sé, ma che un essere umano sia introdotto alla realtà, questo può avvenire solamente se la libertà di un altro lo accoglie e lo accompagna. Nessuna condizione è di ostacolo a questa compagnia, e invece tutto, anche le difficoltà e il dolore possono essere occasioni per rivelarla sempre di nuovo. È una compagnia di ventura, dove l'intelligenza dello scopo inventa come adattare le cose e gli eventi, con sovrana signoria e baldanza irreprimibile, al bene reale. E lo scopo, il bene, è l'umanità di ciascuno – di chi guida come di chi segue. Proprio questa è tutta da scoprire nell'incontro con la realtà.
Allora, non è affatto sufficiente lamentarsi di una presunta condizione di impossibilità a trasmettere il valore del sapere o del dovere, perché altri strani strumenti avrebbero invaso il campo, relegando i libri alle soffitte. Questo sarebbe esattamente come dire: "ragazzi questo mondo che vi sta davanti, in realtà non vale affatto la pena di conoscerlo. Quello che oramai non esiste più, quello sì valeva la pena, ma purtroppo siete arrivati tardi, e non vi abbiamo lasciato niente che valga veramente qualcosa". Così si riconosce contemporaneamente la propria responsabilità nello sfascio, e si impedisce ad altri di potersi confrontare lealmente con la propria tradizione.
In realtà l'unica domanda che l'Appello intendeva porre è esattamente questa: voi, adulti ed educatori, vagliando il vostro tesoro d'esperienza, cosa valutate che valga la pena proporre ai giovani fra tutto quanto avete vissuto, conosciuto e sperimentato?
Per questo abbiamo poi creato EducazioneNews: per dare finalmente voce all'esperienza.

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