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Editoriale
“…una società che non insegna è una società che non si ama; che non si stima”, con queste illuminanti parole di Charles Péguy, si apre il volantino “Viva la scuola”, che in questi giorni ha cominciato a circolare, senza rumore, di mano in mano, ma con una parola così forte, così in sintonia con l’“Appello per l’educazione”, che ci sentiamo di farlo nostro fino in fondo e di rilanciarlo. Con esso pubblichiamo alcune reazioni a caldo che ci sono arrivate quando abbiamo iniziato a parlarne con persone che con noi condividono la passione per l’educazione. La forza del testo sta nell’attaccare la questione della scuola non rimanendo fermi al disagio (“stiamo diventando, o continuando ad essere?, – nota un commento – un Cantone dal ‘fazzoletto facile’ dove, invece di positivamente e costruttivamente reagire, ci si crogiola in piagnistei, spesso purtroppo di mero principio”) ma mettendo al centro, attorno ad alcune parole chiave, la sfida affascinante dell’insegnare. E’ impressionante sentire chi, dopo anni di insegnamento, ti dice “per vincere bisogna essere ben preparati, ben formati, avere una grande passione per il proprio lavoro, essere entusiasti del compito che affrontiamo ogni giorno”. Insegnare vuol dire lasciare un segno, ci ricorda il volantino. Basterebbero queste parole per intuire la portata dell’avventura. Tra una miriade di segni effimeri, contradditori, lasciare un segno – un segno veramente positivo – significa mettere in gioco tutta la propria persona, “essere certi della positività di quel che si comunica” e “credere nella dignità di chi si ha davanti”. Questa certezza allarga la ragione e mobilita la libertà. La ragione si dilata a capire la tradizione, la ricchezza da cui siamo nati (“siamo nani sulle spalle di giganti”), ciò che di essa si conserva vitale e urge a vivere il presente e ad aprirsi al futuro con la forza di una fondata speranza. Non vaghi sogni, evasive utopie, ma solida speranza. Mobilita la libertà, che sempre si desta in un incontro. Nell’incontro tra insegnante ed allievo. Un incontro che mette in moto due libertà e apre prospettive mai prevedibili. Altro che noiosa ripetitività! Viva la scuola dunque, “Vivi la scuola!” poiché “il capitale che ci è affidato non permette improvvisazioni e abbassamenti di passione e di guardia”. Bisogna tornare ad “educare insegnando” e cogliere negli occhi dell’allievo “la piena soddisfazione e la gioia di aver imparato”. Contro le “tendenze suicidali di una società che non ha stima della sua scuola, dell’insegnamento e dei maestri.”


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